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Fibrosi epatica e sua determinazione con elastometria epatica (Fibroscan): - page 4 / 13

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La valutazione comparativa di biopsie laparoscopiche condotte su entrambi i lobi ha trovato una discrepanza nel 50% dei casi: nel 15% la cirrosi veniva riscontrata in uno solo dei 2 lobi, mentre nel 33% dei casi si riscontrava una discrepanza di almeno 1 stadio di fibrosi fra i due lobi.

Peraltro vi è da considerare che la variabilità fra osservatori diversi rappresenta una ulteriore limitazione. L’uso di sistemi di scoring ha cercato di ovviare al problema ma come appare chiaro esiste una discordanza che è maggiormente evidente per gli stadi intermedi di fibrosi. L’analisi morfometrica computerizzata può valutare l’area percentuale del campione bioptico interessata da fibrosi, ma non è possibile stabilire una relazione lineare fra area di fibrosi e stadio secondo Metavir. Così le analisi morfometriche e i sistemi computerizzati non migliorano la qualità del risultato se il campione è inadeguato o se è espressione della disomogenea distribuzione della fibrosi.

Considerate tali limitazioni e nella convinzione che l’accumulo di matrice non sia fenomeno statico ed unidirezionale, si è andati alla ricerca di un test di fibrosi non invasivo che fosse accurato, riproducibile, ripetibile e facilmente eseguibile.

Elastometria epatica (Fibroscan)

Il fibroscan quantifica l’entità della fibrosi mediante la tecnica di elastografia ad impulsi. Esso è composto da una sonda ecografica modificata, da un sistema elettronico dedicato e da una unità di controllo. La sonda contiene un vibratore a bassa frequenza che genera un’onda elastica ed un trasduttore a singolo elemento che lavora a 5 MHz è usato sia come emittente che come ricevente di US. Mentre l’onda elastica a bassa frequenza (50Hz) e di piccola ampiezza si propaga attraverso l’organo, l’elasticità viene derivata dalla sua velocità di propagazione.

Il fibroscan valuta la fibrosi del fegato misurandone la sua durezza che viene espressa in kPa. Il dispositivo misura la rigidità di una sezione cilindrica tessuto epatico di 4 cm di lunghezza e di 1 cm di diametro che si trova ad una profondità di 2.5 cm al di sotto della superficie cutanea. Queste dimensioni sono all’incirca 100 volte maggiori di un campione bioptico standard e dunque più rappresentative dell’intero parenchima, consentendo così di ridurre l’errore di campionamento.

La sua accuratezza è virtualmente operatore indipendente, il risultato è altamente riproducibile e si presta ad essere ripetuto nel tempo. La sua variabilità precedentemente segnalata al 3% si basava su un piccolo numero di soggetti studiati, per la maggior parte esenti da malattia epatica. Invece negli studi più recenti che hanno riguardato un numero considerevole di pazienti epatopatici la riproducibilità è risultata eccellente. Si tratta di un test facilmente eseguibile che richiede 5 minuti per effettuare almeno 10 misurazioni. Modificando la posizione della sonda, sullo spazio intercostale prescelto, si possono effettuare diverse misurazioni della durezza del fegato esplorato.

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