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Fibrosi epatica e sua determinazione con elastometria epatica (Fibroscan): - page 6 / 13

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Epatite C

L’elastografia epatica è stata inizialmente testata nei pazienti con epatite C nei quali veniva evidenziata una buona correlazione fra valori di elasticità del fegato e gli stadi di fibrosi secondo Metavir.

I cut-off che permettevano la maggiore accuratezza diagnostica venivano definiti per ciascuno stadio di fibrosi basandosi sulle curve ROC e tale correlazione non era influenzata in modo significativo né dalla steatosi né dalla attività di malattia. In sintesi per valori di liver stiffness al di sotto di 7 kPa è probabile che la fibrosi sia minima o assente, mentre quando tale valore è maggiore di 10 la fibrosi è probabilmente severa ed infine per valori superiori a 14 kPa si è in presenza di cirrosi.

Per minimizzare gli overlaps presenti, soprattutto negli stadi iniziali di fibrosi, veniva usato un cut-off di 8.7 kPa per diagnosticare correttamente i soggetti con fibrosi significativa e un cut-off di 14.5 kPa per prevedere correttamente la cirrosi.

Infatti nel più ampio studio di elastografia riportato da Ziol, basandosi sulla distribuzione dell’elasticità in accordo con il grado di fibrosi, i valori ottimali di cut-off 8.7 e 14.5 venivano determinati utilizzando curve ROC in modo da ottenere un’accuratezza diagnostica che era di 0.79 (≥F2), 0.91(≥F3), 0.97 (=F4). Peraltro essa migliorava ulteriormente (0.81-0.95-0.99) quando si prendevano in considerazione solo le biopsie di maggiori dimensioni.

Inoltre l’elastografia presenta vantaggi anche nei confronti dei biomarkers poiché fornisce una misura più diretta della fibrosi, non influenzata dalla presenza di malattie concomitanti ed è teoricamente applicabile a qualsiasi malattia cronica di fegato. Infatti il fibroscan è stato utilizzato per la valutazione della fibrosi anche in altre malattie come l’epatite B, la coinfezione, le malattie colestatiche croniche e più recentemente nell’epatite alcolica e nella NASH in cui ha evidenziato una performance diagnostica simile a quella osservata nell’epatite C. Ciò nonostante, almeno in uno studio prospettico che ha riguardato 183 pazienti affetti da epatite C, la combinazione Fibroscan-Fibrotest ha fornito la migliore performance diagnostica soprattutto in relazione alla fibrosi significativa (F> 2).

Peraltro nei NALT affetti da epatite C, abbiamo riscontrato una corrispondenza perfetta fra il grado di fibrosi dimostrato istologicamente e quello valutato con Fibroscan. Così che in questi pazienti la performance diagnostica dell’elastometria non trae beneficio ulteriore dalla combinazione con Fibrotest.

Inoltre la disponibilità dell’elastometria può permetterci di ridurre le biopsie di follow-up per la recidiva epatitica dopo trapianto. Con un cut-off di 8.5 la sensibilità dell’esame nell’evidenziare la fibrosi significativa e il suo PPV sono del 90 e 92% rispettivamente.

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