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LexUriServ.do?uri=COM:2004:0391:FIN:IT:DOC - page 17 / 214

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che istituisce un modello uniforme di titolo di soggiorno30. Tale definizione riprende, a sua volta, quella contenuta all’articolo 1 della convenzione di Schengen, aggiungendovi, però, - al fine di evitare ogni ambiguità -, che i visti non rientrano nella definizione di «titolo di soggiorno». Il punto iii) dell’articolo 1, paragrafo 2 a), del regolamento (CE) n. 1030/2002, volto ad escludere dall’applicazione del regolamento (CE) n. 1030/2002 alcuni titoli di soggiorno che non applicano le disposizioni dell’articolo 21 dell’acquis di Schengen (ed in particolare dal Regno Unito che applica, tuttavia, il regolamento (CE) n. 1030/2002), non è stato ripreso in quanto non pertinente ai fini del regolamento.

Infine, le ultime tre definizioni sono riprese dall’attuale punto 3.4.1, parte II, del manuale comune.

Articolo 3

Questo articolo definisce l’ambito di applicazione della proposta, che concerne chiunque attraversi la frontiera di uno Stato membro, senza tuttavia incidere sui diritti alcune categorie specifiche di persone derivanti da altri strumenti di diritto comunitario. Peraltro, la stessa convenzione di Schengen prevedeva, all’articolo 134, (obsoleto dal 1° maggio 1999), che le sue disposizioni fossero applicabili «nella misura in cui (fossero) compatibili con il diritto comunitario».

Per quanto riguarda i beneficiari di diritto comunitario, ciò vuol dire che il presente regolamento non pregiudica le disposizioni della direttiva 2004/38/CE del 29 aprile 2004 relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei membri della loro famiglia di circolare e di soggiornare liberamente sul territorio degli Stati membri, né gli accordi esistenti con alcuni paesi terzi sulla libera circolazione delle persone (si veda qui sopra il commento all’articolo 2). La direttiva in questione prevede, in particolare, all’articolo 5, che i cittadini dell’Unione possano entrare nel territorio di ogni Stato membro sulla base di una carta d’identità o di un passaporto valido (i membri della famiglia, cittadini di paesi terzi, possono entrare sulla base di un passaporto e, possono, se necessario, essere sottoposti alla necessità di un visto, che dovrà loro essere rilasciato gratuitamente e con ogni facilitazione). Di conseguenza, i cittadini dell’Unione e gli altri beneficiari del diritto comunitario alla libera circolazione non saranno sottoposti al controllo approfondito previsto all’articolo 6, se non quando esistono indizi che la persona interessata rappresenti una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave che può compromettere l’ordine pubblico, la sicurezza pubblica o la sanità pubblica di uno Stato membro. Ciò si applica altresì al rifiuto d’ingresso (articolo 11 del presente regolamento): i beneficiari del diritto comunitario non possono vedersi rifiutare l’ingresso che in caso di seria minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza pubblica o la sanità pubblica, ai sensi dell’articolo 27 della direttiva summenzionata. La suddetta direttiva disciplina anche le modalità e le garanzie procedurali per i beneficiari del diritto comunitario alla libera circolazione colpiti da una decisione di rifiuto.

Per quanto concerne i rifugiati e i richiedenti protezione internazionale, ci si riferisce, in primo luogo, ai diritti previsti nella convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 relativo allo status dei rifugiati, quale modificata dal Protocollo di New York del 31 gennaio 1967, nonché da vari strumenti di diritto comunitario, adottati o in via di adozione, in materia di protezione internazionale.

30GU L 157 del 15.6.2002, pag. 1.

IT17IT

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