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10. Percezione e autopercezione dell’essere anziano

La condizione di anziano e di anzianità, che fino a venti o trenta anni fa veniva definita in maniera univoca e con tratti marcati, accomuna oggi situazioni molto diversificate; è piuttosto una sorta di condizione “contenitore” in cui l’età anagrafica rappresenta un valore soglia solo virtualmente in grado di definire l’accesso alla dimensione della terza età102. E’ importante allora verificare cosa significa e cosa determina, secondo il parere di chi è anagraficamente anziano, il passaggio alla condizione anziana.

La vita di ogni individuo è scandita da passaggi, punti di svolta e di biforcazione, che attraverso riti di passaggio più o meno espliciti, accompagnano il trascorrere delle età. Secondo Achille Ardigò, nell’età anziana opera una serie di eventi e processi di rottura brusca o graduale, prevista o imprevista, che influenzano e cambiano il corso delle consuetudini di vita delle persone. Tra questi cambiamenti, che in gran parte dipendono dall’organizzazione sociale, l’età convenzionalmente stabilita del pensionamento, costituisce “forse la più evidente e dura discontinuità che per il pensionando è manifestamente eterodiretta”103.

E’ però anche vero che il passaggio all’età anziana appare talvolta profondamente deburocratizzato e ricondotto alla dimensione e percezione individuale. Il percorso verso la terza età diventa quindi un percorso individuale, segnato dal verificarsi di particolari circostanze. Infatti, anche se la vita adulta è in realtà vista come un continuum che arriva senza interruzioni fino alla fine della vita, è innegabile che siano sempre presenti degli eventi-boa intorno ai quali il corso della vita inverte la sua rotta e

102 Censis, La vitalità dei nuovi anziani. Adattarsi all’età che avanza, Censis, Roma, 2001.

103 A. Ardigò, Discontinuità sociali nel processo di senilizzazione, in G. A. Micheli, A. Tulumello, Percorsi e transizioni. Tempi del demos e corsi della vita, F. Angeli, Milano, 1990.

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