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isolamento107. Questo fenomeno avviene tuttavia attraverso un utilizzo eccessivamente prolungato del mezzo televisivo, coniugato ad un’esposizione passiva ai suoi messaggi e contenuti che non consente una rielaborazione individuale108.

Non volendo correre il rischio di azzardare interpretazioni apocalittiche109, e quindi evitando il cliché, fin troppo sfruttato, del rapporto di dipendenza che si crea tra l’anziano e la televisione, possiamo ricordare gli effetti positivi della presenza della televisione che si creano anche (e non solo) nelle case della popolazione anziana. La televisione infatti non solo informa (e soprattutto informa la quota, seppure marginale, di anziani analfabeti) ma apre prospettive nuove sulla realtà e, componendo insieme i due momenti della possibilità di conoscenza e dell’isolamento entro le mura domestiche, svela mondi che in passato sarebbero rimasti sconosciuti110. Quindi gli anziani di oggi, attraverso una fruizione serena del mezzo televisivo, possono ritenersi più informati, più preparati sui fatti di politica e di attualità111. In un certo senso anche più aperti al mondo esterno e alle nuove istanze culturali di quanto lo fossero gli anziani che li hanno preceduti112. Agiungiamo anche che sull’esposizione dei nostri intervistati alla televisione, esposizione che avviene in maniera critica e consapevole, abbiamo

107 D. La Barbera, Dipendenze tecnologiche e abusi mediatici: psicopatologia e psicodinamica, in “Psichiatria e mass media”, CIC, Roma, 2002.

108 La televisione continua a essere il mezzo di comunicazione di massa per eccellenza. Da quanto viene rilevato in ambito nazionale, i livelli di fruizione sono identici tra uomini e donne ma si differenziano invece in base all’età. L’abitudine di guardare la televisione è infatti più diffusa tra i bambini fra i 6 e i 14 anni e tra gli anziani. Istat, I cittadini e le tecnologie della comunicazione (Indagine Multiscopo sulle famiglie “I cittadini e il tempo libero”), Istat, Roma, 2000.    

109 U. Eco, Apocalittici e integrati, Bompiani, Milano, 1964.

110 J. Meyrowitz, Oltre il senso del luogo. Come i media elettronici influenzano il comportamento sociale, Baskerville, Bologna, 1995.

111 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Rapporto Biennale al Parlamento sulla condizione dell’anziano. Anni 2000-2001, Roma, 2003.

112 Potremmo fare alcune brevi considerazioni sulle rappresentazioni degli anziani nei media, passando quindi dagli anziani davanti alla televisione agli anziani dentro alla televisione. Prevale una forte marginalizzazione e stereotipizzazione dell’anziano nel repertorio di immagini che i mezzi di comunicazione di massa, e in special modo la televisione, veicolano. E questo può anche andare a scapito del fatto che tra i maggiori fruitori del mezzo televisivo vi sono proprio gli anziani. E’ infatti stato studiato che “nella fiction, così come nella pubblicità, la percentuale di personaggi di una certa età è, nel suo complesso, significativamente inferiore rispetto alla quota rappresentata dagli anziani nell’ambito della popolazione reale. Agli anziani verrebbero peraltro riservati ruoli per lo più marginali e la loro immagine sarebbe tutt’altro che positiva (sarebbe un’immagine di passività, contrapposta all’attività dei personaggi più giovani, e sarebbe strettamente associata a tutta una serie di aspetti che accompagnano il declino fisico e mentale e la conseguente perdita di autonomia)”. Si veda A. Agustoni, Consumi culturali e identità anziana, in Fondazione Leonardo, Terzo Rapporto sugli anziani in Italia, 2002-2003, F. Angeli, Milano, 2003, pag. 137.

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