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simile (44%) la troviamo in corrispondenza al buono stato di salute. In generale si registra quasi un 9% che è pienamente soddisfatto delle prprie condizioni fisiche e di salute (ottimo stato di salute), e anche qui la componente maschile è più numerosa. In definitiva la maggioranza relativa dell’intero campione si distribuisce tra quelli che ritengono di essere in un buono stato di salute (39%) e tra quelli per i quali lo stato di salute risulta essere discreto (38%) (tab.1).

Tab.1 La percezione dello stato di salute per sesso

Sesso (%)

Totale

M

F

V.A.

V.%

Pessimo

6,9

4,0

14

5,4

Cattivo

5,3

11,9

22

8,6

Così così

32,1

45,2

99

38,5

Buono

44,3

33,3

100

38,9

Ottimo

11,5

5,6

22

8,6

Totale

100,0

100,0

257

100,0

Non risponde

1

Totale generale

258

Il buono stato di salute della popolazione anziana è confermato anche dalle quote relativamente modeste di anziani che si percepiscono non autosufficienti. Consideriamo la dimensione della disabilità in tre ambiti specifici: la disabilità all’interno delle mura domestiche, la disabilità fuori casa e la disabilità nella cura della persona130. Quella della non autosufficienza personale, legata a problemi di tipo motorio, sensoriale o di

130 Per rilevare il fenomeno della disabilità, cioè della perdita di autonomia funzionale e di autosufficienza nello svolgimento delle principali attività quotidiane, già dal 1991 l’Istat fa riferimento ad una serie di indicatori predisposti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e assume la definizione di disabilità come riduzione o perdita di capacità funzionale o dell’attività conseguente ad una menomazione. Tali indicatori consentono di analizzare specifici aspetti della disabilità: la dimensione fisica (mobilità e locomozione); la sfera di autonomia nelle funzioni quotidiane (attività di cura della persona); la dimensione della comunicazione (vedere, udire, parlare). In questo senso è definita disabile la persona che, escludendo le condizioni di disabilità riferite a limitazioni temporanee, dichiara il massimo grado di difficoltà in almeno una delle funzioni rilavate in ciascuna sfera, pur tenendo conto dell’eventuale ausilio di apparecchi sanitari (protesi, bastoni, occhiali, ecc.). Tra le diverse tipologie di disabilità quella più grave è rappresentata dal confinamento, che implica la costrizione permanente in un letto e che comporta elevati livelli di dipendenza. Secondo le stime dell’Istat i disabili rappresentano quasi il 5% della popolazione italiana (2.615.000). Tra questi è significativo il numero degli anziani (circa 2 milioni) e le prevalenze aumentano progressivamente tra i grandi-anziani. La disabilità tra gli anziani riguarda quasi un anziano su cinque, con marcate differenze di genere a svantaggio delle donne. Tuttavia tale svantaggio femminile rispetto alla disabilità non può essere imputato soltanto alla loro maggiore longevità, in quanto emerge in tutte le fasce di età messe a confronto.

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