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discorso. Tale equilibrio non deve comunque sacrificare le fluttuazioni del parlato, anzi è opportuno accettare ed apprezzare questa indeterminatezza del parlato in modo da usufruire dei suoi significativi elementi di produttività, creatività, sorpresa, libertà e imprevedibilità133.

Dal punto di vista della sociologia, la fedeltà al parlato nelle trascrizioni delle interviste risulta essere una prima, importante fonte di informazione sulle persone intervistate134. Quasi più delle indicazioni desumibili dalla condizione socio-anagrafica delle persone (titolo di studio o professione svolta) e al di là anche dello stesso contenuto dei discorsi, un primo, visibile inquadramento anche sociale degli intervistati ci deriva, nella lettura delle interviste, dal loro modo di parlare (disarticolato, articolato).

Infatti, il modo in cui le persone si esprimono e il modo in cui padroneggiano il linguaggio e gli atti comunicativi sono tutti elementi che ci dicono parecchio su di loro, sulle loro vite e sul loro background culturale.

Ma non solo: la trascrizione letterale delle interviste ha altri vantaggi. Consente anche di cogliere tutta la dimensione della territorialità e dell’appartenenza, permettendo ad esempio di far emergere dalle flessioni dialettali tanto la natalità locale quanto storie di immigrazione da altre regioni italiane. A questo proposito le coloriture dialettali (ora toscane-pratesi ora campane ora calabresi) aggiungono alle interviste un fascino particolare soprattutto considerando che, di fronte a giovani generazioni sempre più scolarizzate, stiamo assistendo alla scomparsa degli accenti locali e dei particolari modi di dire legati al contesto della piccola comunità contadina e tessitrice.

Da tutti questi racconti di vita si vedono, riflessi nelle parole dei protagonisti narranti, gli elementi originari della nostra recente storia. Il lavoro dei mezzadri per la coltivazione delle terre di proprietà delle famiglie patrizie fiorentine (“Io son nata a

133 Come afferma R. Sornicola, “il testo parlato è un indeterminato, un’entità che non è data a priori, a cui possiamo sperare di arrivare solo per approssimazione, attraverso procedure di avvicinamento. E’ bene dunque essere consapevoli del fatto che nessuna rappresentazione, per quanto ottenuta con tecniche di analisi sofisticate, può farci ricomporre in maniera definitiva l’insieme dei fenomeni complessi che costituiscono un testo prodotto da un individuo parlante”. Si veda R. Sornicola, Quattro dimensioni nello studio del parlato, in AA.VV., Come parlano gli italiani, La Nuova Italia, Firenze, 1994, pag. 112

134 E’ molto importante che la trascrizione sia letterale e integrale in modo da cogliere non solo tutte le parole ma anche le intonazioni. Infatti “nella conversazione tra due persone, la comunicazione passa simultaneamente attraverso tre canali: la comunicazione non verbale (gesti, movimenti degli occhi, espressioni del viso), l’intonazione della voce e le parole. La registrazione sonora non conserva la comunicazione non verbale, così come la trascrizione non conserva la voce. Restano solo le parole che, secondo certi specialisti, non contengono che il 10% dei messaggi emessi”. Si veda D. Bertaux, Racconti di vita. La prospettiva etnosociologica, F. Angeli, Milano, 1999, pag. 82.

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