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Luogomano, nel comune di Cantagallo, gli era tutto del Guicciardini, Conte Paolo Guicciardini, lassù…”, Olga); l’introduzione nelle case dei contadini dei telai a mano (“I’ mi’ zio gli avea i telai, e io andea a fagli i cannelli. Cannelli pe’ le bobine, pe’ pe’… e un so, ora la un lo sa icché l’è… la spola?…si facea i cannelli, e questi cannelli l’infilava nella spola e a i’ telaio mandavano…”, Vanna); l’abbandono della terra per il lavoro nei grandi lanifici; come Giovanni che, figlio di un contadino della Val di Nievole, impara le lingue e va a fare il corrispondente con l’estero in un’industria tessile di Vaiano (“…sono andato, nel 1950, a una grande industria, che forse lei l’ha sentita rammentare, il lanificio Silvaianese di Vaiano, eh?”); o come Maria di Carmignano che oggi ha ottant’anni e che ha fatto la contadina, poi la trecciaiola e infine è diventata magliaia. Sono anche gli anni dei primi arrivi di forza lavoro dalle altre regioni vicine, attratti dal successo dell’industria tessile pratese, come ci racconta Fiorella che arrivava dall’Umbria (“A Prato, invece, già c’era l’industria - meno di ora, perché… insomma, ma c’era, e sembrava di venire… chi sa! Lo ridico sempre, sembrava che a Prato c’erano le vigne legate con le salsicce! Eh, per dire!”).

La famiglia di origine, la scuola e le prime esperienze di lavoro

Dalle testimonianze dei nostri intervistati traspare fortemente un grande senso della famiglia. Non è soltanto un affetto rivolto alla famiglia attuale. Rimangono molto vivide nella loro mente anche la famiglia originaria e l’importanza degli affetti rivolti ai fratelli, alle sorelle, agli altri membri della famiglia allargata; un elemento questo che caratterizzava il contesto sociale-familiare delle campagne.

La grande numerosità della famiglia allargata ricorre spesso in questi racconti. Erano quasi una ventina a casa di Rodolfo e di Brunilde. Un bel gruppo, come Vittorio definisce la sua famiglia: “Sì, eravamo un gruppo piuttosto numeroso che stavamo lì, in case attaccate una all’altra e c’ero io, cioè la famiglia di mio padre, che eravamo sei, quattro e due; la famiglia di mio zio Carlo che erano tre e due cinque; la famiglia di mia zia Sestina, sorella di mio padre, che erano nel ’29 - fermiamoci al ’29 - nel ’29 erano quattro e due sei”.

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