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momento del ritiro dal lavoro, dopo una vita di mestieri e di esperienze diverse. Decide allora di tornare a lavorare come bidello in una scuola, grazie ad un programma che agevola il lavoro dei pensionati: “però non sapevo che era la solitudine che la pensione portava a tanto, che ho voluto torna’ a lavora’ un’altra volta”.

Se al senso di solitudine si può porre rimedio con una ricca vita familiare o con la continuazione di una qualche occupazione lavorativa, non sembra che il ricorso agli amici possa sortire lo stesso effetto, semplicemente perché ci pare di capire che i nostri anziani non hanno molti amici veri. E questo vale per entrambi i sessi, tanto per le donne, tradizionalmente più inserite nell’ambito domestico e quindi più escluse dal mondo esterno, quanto per gli uomini, nonostante la loro maggiore abitudine a incontrarsi con altre persone fuori casa.

Tutti, lo si capisce dalla lettura dei loro racconti, danno un valore molto alto al concetto di amicizia e si rendono conto di cosa implichi e richieda questo genere di legame affettivo: è solidarietà per Augusto, è lealtà per Alfredo, è dialogo per Lina. Ma poi molti confessano di non avere o di non avere avuto amici così sinceri e affidabili, con i quali sia possibile confidarsi e parlare senza riserve. Sembra quasi che ci sia un certo pudore a rivelare il proprio mondo interiore e la propria individualità a persone che, come gli amici, non appartengono alla cerchia familiare.

Una vita lavorativa e il ritiro dal lavoro

Il lavoro è un’esperienza centrale nella vita di tutti i nostri anziani, uomini e donne. E’ un elemento che non comporta soltanto emancipazione personale ma anche riconoscimento sociale: “…mah, il lavoro rappresenta tanto perché senza lavoro, prima cosa se non si lavora non c’è quattrini. E poi il lavoro per conto mio aiuta a crescere nella società, dappertutto. Perché uno che non lavora - che non trova lavoro o che non vòle - per conto mio l’è un po’… scansato. Almeno, qui da noi nei paesi l’è un po’ additato, ecco” (Rodolfo).

Emerge dai loro racconti una grande passione per l’operosità, per l’attività, in un certo senso anche per la manualità dei lavori. Anna ad esempio, che nella vita ha lavorato come artigiana in una vetreria insieme al marito, ci racconta quali esperienze lavorative

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