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perché tutto un dipende dalle donne, ma la maggior parte sì”.

Sulla questione dell’omosessualità le affermazioni dei nostri anziani rasentano invece livelli molto alti di argomentazioni, diremmo, non politicamente corrette (il termine “schifo” è abbastanza ricorrente). Ci sono comunque alcuni tra i nostri intervistati che trattano questo fenomeno con una ragionata serietà, come Alfredo: “Posso dire tranquillamente che non l’approvo, però posso anche sbagliare e allora per non isbagliare dico come me la sento: quello è un giudizio che io non posso darlo” e Guglielmo :“è una scelta di persone sulle quali non si possono… non ci si può… non si può esprimere un giudizio negativo”. Marcello invece è forse l’unico che esprime un giudizio molto positivo sugli omosessuali: “… Ho delle esperienze di cui gli ho avuti al lavoro. Credo che siino delle persone straordinarie perché molto sensibili, molto bravi, molto attenti, molto più di quelli che si credan d’esser veri uomini”.

Il fenomeno dell’immigrazione è infine un’altra questione sulla quale gli anziani si trovano compatti, trincerati in una posizione di estrema diffidenza e negatività, per niente disponibili ad uno sforzo di reale comprensione del problema. Probabilmente sono due i fattori che concorrono a questa estrema rigidità, visto che anche tra quelli con alti livelli di istruzione ritorna questo atteggiamento di chiusura nei confronti del fenomeno immigrazione.

Da una parte l’apertura allo “straniero” si presenta come un fenomeno generazionale nel senso che gli anziani attuali sono cresciuti e si sono formati in un contesto di comunità chiusa e omogenea (è il “prima si era tutti noi” di Fiammetta), poco o per niente aperta all’esternalità; quindi l’accettazione in età avanzata di elementi estranei diventa un processo molto difficile: “…prima erano tutti del paese ora c’è troppo… questi extracomunitari che sono venuti sono troppi. Sono troppi… hanno sciupato un pochinino tutto il paese. Non lo so… io mi ci trovavo meglio prima. Si era tutti noi. Ora tu vedi quello, quell’altro... Una rissa, quello ha paura di andare fuori, non c’è più la tranquillità che c’era quando sono venuta qua diciannove anni fa (Fiammetta).

Il secondo motivo presumibilmente riguarda l’intenso legame degli anziani con l’industria tessile del nostro territorio e quindi con l’anima stessa del distretto industriale pratese. La presenza straniera a Prato, quando assume anche la natura di una presenza di tipo economico, viene più che mai avvertita negativamente in quanto se ne percepisce la natura di minaccia per l’economia locale. Ad essa si riconduce il

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