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La vitalità delle persone oggetto della ricerca emerge anche dall’attaccamento al lavoro, ma, con l’arrivo del pensionamento, la fine della fase lavorativo-professionale non è una realtà così catastrofica come invece siamo culturalmente indotti a credere. Sono molto forti le dinamiche di adattamento alla realtà che cambia, incoraggiate spesso dalla necessità di rendersi utili e occupati. E così molti di loro si occupano di volontariato oppure si dedicano a hobbies interessanti o semplicemente vedono gli amici. La loro vitalità è impressionante: vanno in vacanza, sono attivi nei gruppi soaciali e politici, fanno sport. E quello che è più importante è che, anche quando sono confinati in casa, spesso non smettono di avere sogni nel cassetto.

Nel nostro territorio, che è anche un distretto industriale, un’indagine sulla popolazione anziana può servire anche per capire le radici della nostra cultura socio-lavorativa.

Infatti, la storia degli anziani di Prato non è soltanto biografia individuale, per quanto ricca ed emozionante; non è soltanto testimonianza diretta delle grandi trasformazioni avvenute negli ultimi cinquanta anni, risorsa fondamentale di memoria per una società troppo abituata a guardare più al futuro che al presente, più fuori di sé che dentro di sé. La storia degli anziani pratesi è anche la storia sociale, economica e culturale di una città e di un distretto industriale.

L’attuale popolazione ultrasessantacinquenne di Prato ha assistito al decollo del distretto industriale, vi ha contribuito con ingegno e laboriosità, ha partecipato al suo sviluppo sia attraverso la componente maschile sia attraverso la non trascurabile componente femminile della forza lavoro. Ha tramandato ai figli nozioni e consuetudini di vita e di lavoro, si è adattata ai cambiamenti, ha superato le crisi, tanto quelle economiche quanto quelle legate al cambiamento di una società, dei suoi modi di fare e di pensare.

Originaria di Prato e quindi portatrice di un’importante tradizione culturale locale, anche nei termini dell’etica del lavoro, oppure proveniente da altre regioni, attraverso i cospicui flussi immigratori a Prato provenienti dal meridione d’Italia e dalle zone del Nord-est (quando l’immigrazione a Prato era un’immigrazione di tipo interno), l’attuale popolazione ultrasessantacinquenne si è gradualmente adoperata all’integrazione delle parti che compongono un sistema e alla condivisione di un comune sentire, di una medesima identificazione valoriale nella cultura del territorio.

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