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paese il rapporto quasi simbiotico tra anziani e immigrati o, per essere più esatti, immigrate. Di fronte alla scomparsa della famiglia allargata (e quindi di tutti quegli scambi di prestazioni di assistenza tra i membri), in risposta alla sempre più elevata partecipazione femminile al mercato del lavoro, si è iniziato ad affidare gli anziani alle cure delle donne straniere24. In Italia, occorre dirlo, tale fenomeno è incentivato anche dalla peculiare insufficienza funzionale e strutturale dei servizi sociali e assistenziali che rendono spesso necessario alle famiglie ricorrere all’uso di forza lavoro straniera all’interno delle famiglie.

Con l’invecchiamento della popolazione e con sempre più anziani che vivono da soli, con le trasformazioni della famiglia, con il ruolo lavorativo della donne italiane, emerge quindi tra la popolazione anziana una domanda crescente di persone esterne che prestino funzioni di cura, che svolgano un’assistenza notturna anche di tipo infermieristico, o che semplicemente siano a disposizione per dare un po’ di compagnia25.    

La popolazione anziana è quindi al centro del dibattito socio-economico e politico. Fino a tempi recenti in tale dibattito ha prevalso una visione per così dire dicotomica dell’anzianità, che tende ora a percepirla come un costo ora a percepirla come una risorsa, e in entrambi i casi assumendo delle visioni troppo spesso immerse nel pregiudizio. E ancora oggi (i cliché sono difficili da reprimere) la terza età diventa un costo quando, dimenticandoci della solidarietà intergenerazionale, si considera il sistema pensionistico, la sanità, l’assistenza e il peso della popolazione anziana sull’aggravio fiscale nazionale; diventa una risorsa quando si attinge all’immagine, eredità del passato, dell’anziano custode di saggezza e di esperienza o vengono messi in luce i contributi che gli anziani danno, in termini di cura e di supporto, all’interno dell’organizzazione familiare26.

24 Questo settore dell’impiego di donne straniere nello svolgimento delle mansioni domestiche e della cura delle persone, molto diffuso in tutta Italia, a Prato non è molto sviluppato - anche se ovviamente è un fenomeno di difficile rilevazione per la consistente quota di sommerso che lo caratterizzava prima dell’attuazione della legge Bossi Fini sull’immigrazione. A Prato tuttavia la cultura familista sembra essere predominante, così come risulta ancora vitale il ruolo femminile tradizionale che le donne in molti casi riescono a coniugare con gli impegni di lavoro extradomestico. A. Echtner, Analisi dei bisogni e della qualità della vita della famiglia pratese, Provincia di Prato, 2003.  

25C. Alemani, La fabbrica delle donne, in G. Vicarelli (a cura di), Le mani invisibili. La vita e il lavoro delle donne immigrate, Ediesse, Roma, 1994.  

26 Regione Toscana, Il lavoro in età avanzata, Giunti, Firenze, 2001.

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