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Come mette in evidenza il Censis, la realtà è ben diversa perché “sfugge a questa rappresentazione l’impatto dei processi di differenziazione verticale (tra terza e quarta età) e orizzontale (di scelte e percorsi di vita) che sta investendo l’universo degli anziani, il connesso elevato grado di internità delle persone anziane nei processi sociali di individualizzazione, di esaltazione della soggettività e di crescente attenzione ad una concezione evoluta, articolata, fortemente personalizzata del benessere”27.

Diventa quindi opportuno che oggi, superando l’immagine preconcetta che la società si è creata dell’anziano, si inizi a mobilitare le risorse degli anziani: non soltanto quelle umane, di esperienza e di memoria, ma anche quelle finanziarie e quelle relative alla domanda di servizi28. Tale mobilitazione può avvenire solo quando venga compresa in pieno la complessità della terza età.

3.2 L’eterogeneità della terza età

Non esiste un solo tipo di anzianità, ma la terza età29 raduna in sé molteplici aspetti e tipologie diversificate di individui. E’ una categoria eterogenea, che presenta al suo interno profonde differenze dal punto di vista demografico, sociale, economico e culturale.

Sembra che sia possibile suddividere gli anziani italiani in almeno sei tipologie30 che sottolineano lo sfaccettato mondo di una realtà così poliedrica e complessa. Il primo tipo di anziani è quello dei “disperati poveri”: sono gli ultra 64enni contrassegnati da miseria materiale, solitudine, elevata morbilità, bassa speranza di vita, totale marginalità sociale. In questa categoria prevalgono gli uomini ed i residenti nelle metropoli e nel

27 Censis, La vitalità dei nuovi anziani, Roma, ottobre, 2001, pag. 10.

28 Censis, La vitalità dei nuovi anziani, Roma, ottobre, 2001.

29 Peter Laslett, demografo inglese e fondatore dell’Università della Terza Età a Cambridge, ha distinto la vita in tre età: la prima età è dedicata all’apprendimento e alla preparazione alla vita adulta; la seconda età è quella che viene impiegata nella cura dei figli e nel lavoro; la terza età è invece quella fase della vita in cui l’individuo può dedicarsi a se stesso, ai propri interessi, e che quindi consente un arricchimento interiore e uno sviluppo delle proprie capacità. La terza età è seguita dalla quarta età, un fenomeno nuovo che dipende dall’allungamento della vita media e dal comparire di una consistente quota di ultraottantenni. P. Laslett, Una nuova mappa della vita. L’emergere della terza età, Il Mulino, Bologna, 1992.

30 Si veda di Enrico Finzi, “Principali risultati delle ricerche recenti sulla grande età”, documento reperibile presso www.arci.it

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