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implica la maggiore probabilità di finire la loro vita da sole, dopo la morte del marito34. La scarsa, se non inesistente, quantità di lavoro remunerato svolto nelle fasi precedenti della vita le porta a versare più degli uomini, soprattutto quando sono vedove, in condizioni di indigenza35.      

La terza età non è nemmeno una categoria a sé stante, cioè scollegata dalla fasi precedenti solo per il fatto di appartenere alla fase finale dell’esistenza. E’ invece fortemente influenzata dal modo in cui è stata vissuta la vita precedente, dalle scelte compiute, dalle opportunità che si sono avute in passato.

Secondo Enrico Finzi, il fenomeno-chiave di questo inizio del terzo millennio non sta tanto nell’invecchiamento demografico della popolazione, dovuto all’aumento della speranza di vita e al calo della natalità, ininterrotto dal 1964. La particolarità che riguarda l’universo anziani sta proprio nel loro progressivo ringiovanimento, nel loro essere “sempre meno vecchi da vecchi”36. Gli anziani attuali infatti, rispetto a quelli che li hanno preceduti, raggiungono la vecchiaia in migliori condizioni di salute, come testimoniano anche i recenti sviluppi della medicina geriatrica e la nascita della geragogia37. Questo li rende più attivi, più partecipi alla vita e alle relazioni sociali, più desiderosi di esprimere se stessi.

I “nuovi anziani” per la prima volta nella storia delle società occidentali e della società italiana sono dotati di scheletri e corpi ben costruiti e tendenzialmente più sani rispetto agli anziani di un passato non molto lontano. I successi che si riscontrano nella storia clinica dei soggetti anziani dipendono da una molteplicità di fattori: la migliore e più

34 I più alti livelli di mortalità maschile e la tradizionale minore età della donna al matrimonio implicano un’elevata predisposizione delle donne alla vedovanza. In Italia la quota di donne ancora coniugate, nella fascia di età tra i 70 e 74 anni, è circa la metà rispetto ai coetanei maschi e tale quota scende a un sesto nella classe 85-89 anni. Si veda G. Blangiardo (a cura di), Rapporto Biennale al Parlamento sulla condizione dell’anziano. Anni 2000-2001, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, rapporto presentato al Parlamento il 22 maggio 2003.   

35  R. Palomba, M. Misiti, D. Sabatino (a cura di), La vecchiaia può attendere. Immagini, aspettative e aspirazioni degli anziani italiani, CNR, Istituto di Ricerche sulla Popolazione, Demotrends Quaderni, Roma, 2001.

36 Si veda di Enrico Finzi, “Principali risultati delle ricerche recenti sulla grande età” in www.arci.it

37 L’aumento della popolazione anziana ha determinato la nascita di nuove discipline. La geriatria è una branca della medicina che si occupa della prevenzione e del trattamento delle patologie dell’anziano, ma anche dell’assistenza psicologica, ambientale e socio-economica. La gerontologia è la scienza che studia le modificazioni derivanti dall’invecchiamento, processo caratterizzato dall’aumento dei processi distruttivi su quelli costruttivi a carico dell’organismo umano. Infine, la geragogia è la scienza che studia le possibilità per invecchiare bene.

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