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varia alimentazione nel corso della loro vita, caratterizzata da un apporto maggiore di proteine; un più elevato tenore di vita, che permette loro di fruire di comodità maggiori nello svolgimento delle attività quotidiane; la rivoluzione igienica e sanitaria che ha evitato o ridotto la comparsa in età avanzata di disturbi fisici di varia natura38.

Gli anziani di oggi sono la prima generazione della terza età (si parla, attraverso neologismi, anche di “nuovi vecchi”, “giovani vecchi”, “maturi”, “post-adulti”) che è nata in genere dopo la prima guerra mondiale o anche dopo il 1925. Una generazione di uomini e di donne che ha vissuto la seconda metà dell’esistenza nell’Italia della ricostruzione, del benessere economico e delle grandi migrazioni interne; che ha conosciuto la modernizzazione socio-culturale del paese, che ha assistito fiduciosa alle grandi innovazioni tecnologiche, che ha investito nell’istruzione dei figli. In defiitiva “oggi, diventare anziani significa portare nel proprio bagaglio culturale e d’esperienza la storia, vissuta in diretta e in prima persona, delle grandi trasformazioni che hanno interessato la produzione e il lavoro, la famiglia e le relazioni, le tradizioni e il territorio, la cultura e l’educazione. Avere cioè vissuto degli anni e degli avvenimenti dopo i quali (nel bene e nel male) nulla è stato più come prima”39.

E’ per questo che, se si può parlare di prima generazione di anziani “di massa” da un punto di vista quantitativo, si può parlare anche di una generazione di anziani “di transizione”40 da un punto di vista qualitativo (aspettative, immagini della realtà). E’ la generazione degli adulti che ha assistito alle trasformazioni seguite all’emancipazione della donna, ai radicali cambiamenti nel mondo della comunicazione e delle informazioni. Attraverso il loro lavoro hanno conosciuto tre tipi di società: quella agricola-contadina, quella industriale e quella dei servizi. Sono esperienze educative complesse e diversificate, alcune appartenenti alla rinnovata o resistente tradizione

38 Già nel corso del XIX secolo nel nostro paese come in altri paesi occidentali si era assistito ad un primo declino della mortalità, dovuto alla diffusione a più larghi strati della popolazione di un migliore regime alimentare e di migliori condizioni igieniche. Ma naturalmente tale declino risulta quasi trascurabile se confrontato ai progressi di questo tipo che hanno avuto luogo nell’arco del XX secolo e in particolare nel secondo dopo-guerra. R. Palomba, D. Sabatino, R. Lipsi, Anziani del terzo millennio, in R. Palomba, M. Misiti, D. Sabatino (a cura di), 2001.

39 S. Tramma, I nuovi anziani. Storia, memoria e formazione nell’Italia del grande cambiamento, Meltemi, Roma, 2003, pagine non numerate.

40 R. Palomba, M. Misiti, D. Sabatino (a cura di), La vecchiaia può attendere. Immagini, aspettative e aspirazioni degli anziani italiani, CNR, Istituto di Ricerche sulla Popolazione, Demotrends Quaderni, Roma, 2001.

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