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4. La vecchiaia non è una malattia

Associare la vecchiaia alla malattia è un’operazione arbitraria, priva di fondamenti scientifici e di corrispondenze logiche43. Su questo argomento pesano tuttavia tutta una serie di giudizi preconcetti, di convinzioni aneddotiche, di studi limitati e metodologicamente criticabili44.

Secondo Ursula Lehr45, la tendenza negli studi sull’invecchiamento a porre l’accento sulla diminuzione delle capacità è dovuta a due fattori. Il primo dipende dal fatto che il giudizio sugli anziani è fortemente condizionato dalle teorie medico-biologiche, per cui l’invecchiamento è stato associato con la malattia fisica e psichica e con tutti i problemi che questa comporta. Nella realtà invece solo una piccola percentuale di anziani è malata e bisognosa di assistenza. Il secondo fattore riguarda il tipo di metodologie utilizzate per misurare i cambiamenti dell’intelligenza. All’inizio del secolo si era constatato che l’intelligenza diminuiva dopo i trent’anni ma a questo risultato si era giunti utilizzando metodi di rilevazione trasversali (cross-cohort) e quindi influenzabili dai diversi livelli di istruzione tra le classi di età. Utilizzando invece metodologie di tipo longitudinale si è dimostrato che l’intelligenza rimane intatta fino a oltre i sessanta anni e che certi aspetti possono anche migliorare (intelligenza cristallizzata).

43 R. Scortegagna, Invecchiare, Il Mulino, Bologna, 1999.

44 Come osserva Dante Sabatino, “tradizionalmente, l’immagine pubblica del pensionamento è stata quella di una fase in cui i soggetti coinvolti, normalmente persone anziane, vivevano in condizioni di passività, isolamento e precarietà psicofisica a causa del progressivo peggioramento dello stato di salute. Tale rappresentazione sociale, dalla forte valenza prescrittiva, ha avuto l’effetto di rinforzare lo stereotipo negativo della vecchiaia, nel senso che consolidando l’immagine del pensionato come soggetto debole e dipendente ha finito in molti casi per ricreare le condizioni che ne producevano la marginalità accelerando il deterioramento delle condizioni di salute”. R. Palomba, M. Misiti, D. Sabatino (a cura di), La vecchiaia può attendere. Immagini, aspettative e aspirazioni degli anziani italiani, CNR, Istituto di Ricerche sulla Popolazione, Demotrends Quaderni, Roma, 2001, pag. 24.

45 U. Lehr, Psicologia degli anziani, SEI, Torino, 1979.

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