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l’uscita di casa di un figlio non implica una rottura dei legami con la famiglia originaria e delle consuetudini instaurate nel corso del tempo (pranzare, cenare insieme o anche trascorrere le vacanze estive con i figli).

La quasi totalità degli anziani che compongono il nostro campione (82%) vive insieme ad altre persone, principalmente all’interno di un contesto familiare. Non è tuttavia da trascurare la pur significativa percentuale di quelli che vivono da soli (18%), pari a 47 persone66.

L’autonomia residenziale degli anziani è un fenomeno che coinvolge tutti i paesi sviluppati e che anche in Italia fa registrare, a partire dagli anni Settanta, una considerevole crescita67. Si tratta comunque di un fenomeno che dovrebbe essere trattato con cautela; infatti “è necessario evitare di considerare, come invece viene fatto spesso, l’abitare da soli degli anziani come un indizio diretto della solitudine che caratterizzerebbe la vecchiaia nell’epoca contemporanea”68.

La solitudine abitativa è fortemente contrassegnata dall’appartenenza di genere. Anche nel nostro campione è un aspetto che interessa principalmente le donne, le quali costituiscono i tre quarti della popolazione anziana che vive da sola. Collegato al sesso e alla maggiore longevità delle donne è l’aspetto che riguarda la maggior probabilità di vivere da soli nelle fasi più avanzate dell’età anziana. Risulta infatti che tra gli anziani del nostro campione che vivono da soli la maggioranza, pari ai due terzi, appartiene alla fascia di età oltre i 75 anni e una quota poco più elevata (68%) si registra per lo stato civile che corrisponde alla condizione di vedovanza.

66 Nessun individuo che compone il campione risulta risiedere all’interno di una struttura residenziale per anziani di tipo istituzionale (casa di cura e di riposo). Questo risultato dipende sicuramente dal modo della rilevazione empirica che procedeva all’intervista previo invio di una lettera di presentazione della ricerca seguita da una telefonata da parte dell’intervistatore. Se da un lato questo metodo ha assicurato alla ricerca una maggiore visibilità e riconoscimento, indispensabile soprattutto quando l’attenzione è rivolta ad una parte della popolazione piuttosto attenta ai contatti con l’esterno, dall’altro ha ridotto grandemente la possibilità di entrare in contatto con componenti del campione nei casi non risiedessero più presso il loro domicilio.      

67 E. Cioni, Solidarietà tra generazioni. Anziani e famiglie in Italia, F. Angeli, Milano, 1999.

68 E. Cioni, Solidarietà tra generazioni. Anziani e famiglie in Italia, F. Angeli, Milano, 1999, pag. 107. Risulta ad esempio dall’analisi dei dati censuari 1971-1991 della regione Toscana che erano gli anziani più colti (in possesso di un diploma medio superiore o di una laurea), e presumibilmente appartenenti alla borghesia e alla classi medie (relativamente al luogo di residenza) a stare più frequentemente da soli. Si veda E. Cioni, M. C. Meini, A. Pescarolo, P. Tronu, Famiglie in Toscana, F. Angeli, Milano, 1997.

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