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perché è all’interno di essa che si attivano risorse di socialità e di sostegno materiale e psicologico essenziali per il benessere delle persone. Il condividere l’abitazione deve essere considerato solo come una forma particolare che alcuni di questi legami assumono in date circostanze”70.

Per quanto riguarda gli anziani che hanno figli (tale quota è pari all’88% del campione, con una media di appena due figli per persona intervistata), nel 40% dei casi questi ultimi risiedono nella stessa abitazione dei genitori71, altrimenti vivono nello stesso palazzo (14%) o nello stesso quartiere (16%) o comunque nella stessa città (19%). I casi in cui i figli siano geograficamente distanti dalla casa dei genitori - altro comune della provincia, altra provincia della regione, altra regione, estero - sono indubbiamente minoritari (tab.4).

Tab.4 Luogo di residenza del figlio più vicino

Valori assoluti

Valori percentuali

Stessa abitazione

90

39,6

Stesso palazzo

32

14,1

Stesso quartiere

37

16,3

Stessa città

43

18,9

Altro comune della provincia

13

5,7

Altra provincia della regione

8

3,5

Altra regione

3

1,3

Estero

1

0,4

Totale

227

100,0

Non applicabile

30

Non risponde

1

Totale generale

258

70 E. Cioni, Solidarietà tra generazioni. Anziani e famiglie in Italia, F. Angeli, Milano, 1999, pag. 54.

71 Come osserva ancora Elisabetta Cioni, la convivenza tra genitori anziani e figli adulti è il risultato di percorsi di vita molto diversi. Si possono individuare quattro principali modalità attraverso cui si pone in essere questo fenomeno. Il primo caso riguarda i figli che non si sono sposati e che non hanno mai abbandonato la casa paterna e sperimentano perciò una convivenza con i genitori, o con il genitore che sopravvive, che dura per tutta la vita. Il secondo caso riguarda i figli che alla nozze non hanno seguito la regola di residenza neolocale, andando a vivere in una propria abitazione autonoma, ma hanno invece portato nella casa paterna la moglie (residenza patrilocale) o il marito (residenza matrilocale). Il terzo caso riguarda i figli che hanno lasciato la casa paterna in seguito al loro matrimonio ma che poi vi fanno ritorno dopo il fallimento di questo (a causa di separazione o di divorzio) o in conseguenza della situazione di vedovanza. Il quarto caso riguarda infine i genitori, o più spesso il genitore che rimane vedovo, che vengono accolti nella casa dei figli. Se nei primi due casi la coabitazione tra genitori e figli perdura dalla loro nascita, negli altri due, in cui genitori e figli si ritrovano ad abitare insieme dopo che gli uni o gli altri hanno trascorso un periodo prolungato in residenze separate, si può parlare di “ricoabitazione” piuttosto che di “coabitazione”. E. Cioni, Solidarietà tra generazioni. Anziani e famiglie in Italia, F. Angeli, Milano, 1999.

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