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Nonostante il generale allungamento della vita media, in tutti i paesi industrializzati si registra la tendenza ad una presenza scarsa degli anziani dal mondo del lavoro90. Una vita più lunga e una migliore condizione di salute in età avanzata non hanno indotto ad una vita lavorativa più lunga, anzi al contrario i cittadini degli stati dell’OCSE stanno andando in pensione sempre prima determinando nel lungo periodo tendenze contrastanti tra il rinvio della vecchiaia biologica e la diminuzione del periodo della vita socialmente rilevante91.

Questo è spiegabile per effetto della configurazione dei sistemi previdenziali che hanno garantito l’uscita protetta dei lavoratori dal ciclo produttivo, mentre le innovazioni tecnologiche e la modernizzazione degli strumenti di produzione sono i fattori principali che tendono a marginalizzare la manodopera più anziana. Le innovazioni tecnologiche accelerano i processi di obsolescenza delle capacità professionali e creano una necessità continua di riqualificazione professionale. Alcune trasformazioni strutturali dei mercati rendono più stringenti i requisiti di scala e finanziari nel funzionamento delle attività tradizionali (agricoltura, artigianato, commercio al dettaglio) e finiscono anch’esse per ridurre l’ambito in cui tradizionalmente erano occupate ampie fasce di lavoratori meno giovani, tra cui molte donne92.    

Oggigiorno tuttavia si fa sempre più esplicito il desiderio di alcuni ultrasessantacinquenni di continuare ad impegnarsi in un’attività lavorativa, in qualche occupazione che li faccia sentire pienamente utili e attivi, e che può essere sia la continuazione dell’attività precedente sia una nuova attività lavorativa93. Sempre più

90 In molti paesi industrializzati si assiste ad una progressiva divaricazione tra l’evoluzione demografica e l’età di pensionamento. Infatti, mentre si registra dovunque un aumento della speranza di vita si verifica una progressiva riduzione dell’età effettiva di pensionamento, in contrasto con le norme che tentano di estendere l’età legale al ritiro dal lavoro. Questa tendenza, seppure in maniera diversa nei vari paesi, produce due effetti. In primo luogo, si acuiscono i problemi di finanziamento dei sistemi previdenziali, con ripercussioni sulla pressione fiscale complessiva e sulla componente indiretta del costo del lavoro. In secondo luogo, cresce il rischio del peggioramento delle condizioni di vita delle persone anziane, reso più acuto, in alcuni casi, dalla contemporanea revisione dei meccanismi di indicizzazione che tendono a togliere alla dinamica delle pensioni l’adeguamento alla crescita reale dei prezzi. G. Geroldi (a cura di), Lavorare da anziani e da pensionati. Lavoro degli anziani e politiche di Welfare, Ricerca promossa dalla Uil Pensionati, F. Angeli, Milano, 2000.

91 I. Visco, Welfare, invecchiamento della popolazione e lavoro: una prospettiva OCSE, in “Moneta e Credito”, n. 209, 2000 (Cit. in Regione Toscana, Il lavoro in età avanzata, Giunti, Firenze, 2001).

92 G. Geroldi (a cura di), Lavorare da anziani e da pensionati. Lavoro degli anziani e politiche di Welfare, Ricerca promossa dalla Uil Pensionati, F. Angeli, Milano, 2000.

93 R. Palomba, M. Misiti, D. Sabatino, La vecchiaia può attendere. Immagini, aspettative e aspirazioni degli anziani italiani, CNR, Istituto di Ricerche sulla Popolazione, Demotrends Quaderni, Roma, 2001.

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