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anziani infatti lavorano o hanno voglia di lavorare in un contesto di radicale mutamento delle forme di rapporto con il lavoro, caratterizzate da maggiore flessibilità ed efficace integrazione con il tempo libero. Attraverso la valorizzazione di questo importante aspetto, il pensionamento e la fine dell’attività lavorativa possono non rappresentare più il fattore cruciale che determina la condizione anziana.

Il rapporto tra anziani e lavoro non coincide soltanto con la possibilità di conservare l’occupazione nella parte finale della carriera, ma comprende anche le attività lavorative che vengono intraprese dopo la pensione94.

La permanenza sul mercato del lavoro in età avanzata è legata spesso o al fatto di esercitare un’attività in proprio (commerciale, artigiana, imprenditoriale) oppure al possesso di un portafoglio di competenze particolarmente competitivo. A livello nazionale emerge un dato interessante, cioè che le persone pensionate che svolgono un’attività lavorativa hanno a disposizione una pensione il cui importo è leggermente superiore alla media. Questo significa che la scelta di lavorare anche dopo avere oltrepassato l’età legale al pensionamento non dipende in moli casi dalla semplice esigenza di incrementare il proprio reddito quanto dall’effettiva opportunità di accesso ad un’attività95.

Le formule di orario flessibile, quali il part-time, si adattano bene alla categoria delle donne coniugate, che riescono a conciliare in questo modo il lavoro con gli impegni familiari, e alla categoria dei giovani, che possono assicurarsi una certa indipendenza economica dalla famiglia senza compromettere il completamento degli studi. Il

94 Secondo l’analisi condotta da Rosario Milazzo sui dati del Casellario centrale dei pensionati relativi ai titolari di pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti (IVS) reiscritti presso le gestioni previdenziali dell’Inps, i pensionati che lavorano (al 31 dicembre 1997) sono 886.692 e rappresentano circa il 7% del totale dei pensionati. Tra i pensionati che lavorano la maggior parte possiede una pensione di vecchiaia o di anzianità. Nelle gestioni di artigiani e commercianti i pensionati iscritti come attivi hanno un peso percentuale (43%) maggiore che in tutte le altre gestioni: la gestione dei coltivatori diretti mezzadri e coloni (27%), quella dei parasubordinati (17%), e infine quella dei dipendenti (11%). Tra i pensionati che lavorano la componente maschile (69%) prevale su quella femminile (31%). Il lavoro dopo la pensione è un fenomeno molto differenziato sotto il profilo territoriale, essendo più diffuso nel settentrione (60%), e di meno nel centro (23%) e nel meridione (17%). L’impiego dei pensionati in attività lavorative è un fenomeno che non si esaurisce alla consultazione degli archivi degli iscritti alle gestioni previdenziali. E’ innegabile infatti che ci sia una quota di lavoratori irregolari anche tra i titolari di pensione. Utilizzando i dati Istat sul lavoro irregolare, relativi ai soggetti con più di cinquant’anni, la ricerca effettua delle stime che indicherebbero in circa 220mila il numero dei pensionati che lavorano nel sommerso.   R. Milazzo, Le dinamiche del lavoro in età anziana in Italia, in G. Geroldi (a cura di), 2000.

95 G. Geroldi (a cura di), Lavorare da anziani e da pensionati. Lavoro degli anziani e politiche di Welfare, Ricerca promossa dalla Uil Pensionati, F. Angeli, Milano, 2000.

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